Chiesa di S. Michele Arcangelo

 (S. Michelin) - Villa Fiocco

Situata in un punto panoramico, la chiesa viene ricordata già nel 1553. Fu riconsacrata nel 1594 e dedicata a S. Michele nel 1575 (in occasione di un Giubileo). I vescovi di Verona Nicola Giustiniani e in seguito Giovanni Morosini la visitarono rispettivamente nell’anno 1761 e 1775.

Nel 1848, in seguito alle vicende belliche della prima guerra d’indipendenza la Chiesa venne saccheggiata e privata dei suoi preziosi reliquiari.

È un piccolo gioiello d’arte. I primi proprietari furono i Dalla Vecchia, famiglia veronese di commercianti residenti in città.

Opere d’arte più notevoli:

Madonna col bambino in trono, con gli arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele e il giovane Tobiolo. Pala di Michelangelo Aliprandi (1575)

 

Quattro Padri della Chiesa latina (Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno), ritratti in altrettanti pregevoli affreschi visibili agli angoli della chiesa.

 

Sulla parete che prospetta l’altare: un Giudizio universale in stile manierista.

 

Storia di Maria (sulla parete destra) e storia di Tobiolo (parete sinistra).

 

Deposizione di Cristo (fine del sec. XVI), al centro della parete destra. Compare il ritratto del committente in preghiera (in basso a destra). Si tratta di Lorenzo Dalla Vecchia (morto verso il 1570) il primitivo proprietario della chiesa [identificato dal Rognini in base ad un atto notarile].

 

Gruppo ligneo (fine 1800) raffigurante Cristo Crocefisso con la Madonna e S. Giovanni Apostolo, opera  di uno scultore appartenente alla famiglia Righetti (i «Lugarin»). È visibile in un sacello della chiesa.

 

Acquasantiera, in pietra foglietta, estratta da una cava del monte Pastello (ora esaurita).

 

Il campanile, di modeste proporzioni, conserva tre preziose campane: la più antica risale ai primi anni del 1500, opera di maestro Orlando da Verona (cm 40). Una seconda campana (cm 40), commissionata dai Della Vecchia, risale al 1617, opera della fonderia Levi, mentre la terza (cm 50) è datata 1666, e venne fusa da Bartolomeo Pisenti.