L’altare è il centro della chiesa e dell’assemblea liturgica. E’ riccamente addobbato perché esso rappresenta Cristo. Per questo stesso motivo, durante la celebrazione eucaristia viene incensato dal celebrante.

 

All’inizio i cristiani non avevano templi, né altari, né sacerdoti preposti ai sacrifici. Il tempio, cioè il luogo dove Dio abita, era ed è la comunità stessa.

L’altare era Cristo perché sulla croce, come in tutta la sua vita, aveva sacrificato se stesso a favore del prossimo, per amore di Dio.

Tutti i membri del popolo di Dio, inoltre, sono sacerdoti perché offrono a Dio la loro esistenza rinnovata. La Chiesa non è un luogo ma la convocazione della comunità (dal greco ekklesia, ossia convocazione).

Le chiese, gli altari costruiti in seguito sono allora soltanto dei segni che richiamano le verità che ho detto.

Nel medioevo, l’altare non era appoggiato ad una parte della chiesa ma collocato al centro in modo che il celebrante potesse girare attorno, come si fa con una tavola. Dopo il Concilio Vaticano secondo, la Chiesa ha ripreso quest’uso. Anche a Sommacampagna l’altare è stato collocato nel mezzo. La messa è in primo luogo un banchetto.

Vicino si trova sempre l’ambone, ossia il luogo da dove si annuncia la Parola, leggendo le letture della Bibbia. Prima di nutrirci del suo Corpo, il Signore ci alimenta con le sue parole. Anche l’ambone è una mensa.

Il battistero, poi, è stato collocato vicino, quasi per ricordare che il battesimo è il primo passo per poter ascoltare le parole del Signore e ricevere l’Eucaristia. Ne parleremo dopo.

Prima di cominciare ad usarlo, il vescovo consacra l’altare e vi depone all’interno delle reliquie dei santi. Questo significa che tutti noi, con la santità della vita, possiamo partecipare all’offerta di Gesù.

Nel libro dell’Apocalisse, compaiono alcune immagine simboliche dell’altare.

L’autore del libro immagina che anche nel cielo vi sia un altare. Ai suoi piedi vengono collocate le anime dei martiri che erano stati uccisi dai pagani. Il gesto richiama ciò che veniva fatto nel tempio di Gerusalemme: il sacerdote versava il sangue degli animali sacrificati sull’altare. Per gli antichi il sangue era la sede della vita. Le anime poste sotto l’altare indicano allora che i martiri sono vicini a Dio. Non solo con l’offerta della loro vita ma anche con le loro suppliche questi martiri chiedono che Dio ponga fine ad ogni violenza e ad ogni ingiustizia (Apocalisse 6, 9-13).

 

In un altro passo, lo scrittore sacro immagina che un angelo, che tiene in mano un incensiere (turibolo) d’oro, riceva molti profumi d’incenso da bruciare sulle brace. Il fumo degli aromi bruciati rappresenta le preghiere dei cristiani, gradite a Dio come un profumo (Apocalisse 8, 3-5).

Battistero

È collocato all’estrema destra dell’area presbiterale, in conformità alla riforma liturgica. Il fonte è costituito da una vasca in pregiato marmo rosso, sulla quale è inciso la dicitura: aqua regenerans - fons vivus, ossia sorgente di vita.

La vasca battesimale antica si ispirò al frigidarium termale. Il più antico battistero conosciuto è quello della casa cristiana di Dura Europos (230), ricavato dall’adattamento di un bagno romano. In età imperiale a Roma, a causa delle persecuzioni, vengono collocate vasche battesimali nelle catacombe (battistero di Ponziano nelle catacombe di via Portuense, sec. IV).

Dal V al XIV secolo in Italia i battisteri sorgono come edifici autonomi. Si comincia a preferire la forma ottogonale. L’otto rappresenta la somma perfezione data dall’addizione di uno (unità e perfezione) più sette (numero dei giorni della creazione). L’otto rappresenta anche l’ottava epoca, quella della risurrezione dopo il Giudizio universale.

Un testo della riforma liturgica del Concilio afferma: «Tra le parti più importanti di una chiesa ha un posto di rilievo il battistero, il luogo cioè in cui è collocato il fonte battesimale. In quel luogo si celebra il Battesimo, primo sacramento della nuova alleanza, in forza del quale gli uomini, aderendo nella fede a Cristo Signore, ricevono lo Spirito di adozione a figli. Essi vengono chiamati e sono realmente figli di Dio. Uniti a Cristo con una morte e una risurrezione simile alla sua, entrano a far parte del suo corpo; segnati dall’unzione dello Spirito, diventano tempio santo di Dio, membri della Chiesa, stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato (cf 1 Pt 2, 9)».

 

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Verso la fine dell’Ottocento, è stata collocata in fondo all’abside, in alto, una statua in legno della Madonna Immacolata.

È stata scolpita nel 1855 dal maestro veronese Nicolò Righetti, detto «Lugarin». Nel 1854 il papa Pio IX aveva proclamato quale verità di fede la concezione immacolata di Maria e da allora crebbe nei fedeli la devozione mariana; la statua che ammiriamo qui ne è una riprova.

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La statua si ispira alla visione dell’Apocalisse. Vediamo una Regina, eretta in piedi sopra un semiglobo che rappresenta la terra sulla quale sta per scendere e manifestare la sua vita di santità. È rivestita di un manto dorato. L’oro richiama la luce del sole, la santità divina di cui Maria è compenetrata. Nell’Apocalisse la donna è infatti vestita di sole. Il capo è coperto da una cuffia dorata (un richiamo al maforion, la cuffia regale sempre dipinta nelle icone?). Anche la veste è trapuntata di ricami dorati. Essa sta per calpestare con tutta tranquillità un serpente grosso e temibile. Con lo sguardo osserva con benevolenza la gente raccolta in Chiesa ed allarga le braccia per donare il suo amore.

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Nell’anno 1986 compariva in chiesa un nuovo oggetto di devozione che era anche un oggetto d’arte: il Crocifisso con le ali scolpito da Novello Finotti, posto sul ciborio dell’altare maggiore.

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In un intervento sul Bollettino, don Marcello cercava di spiegare il significato del simbolo delle ali che appaiono sopra il capo del Cristo:

«Pur ammirando, tutti, senza eccezioni, il nuovo crocifisso, si è notata una certa sorpresa su un aspetto della magnifica scultura: l'intreccio di ali che stanno sopra la testa del Cristo morto. Che significato hanno?

II concetto della scultura è logicamente biblico ed evangelico: raffigura il Cristo morto e trionfante: dà l'idea globale del mistero della salvezza. Si potrebbe anche cogliere una sfumatura: il Cristo Redentore porta con sé in Paradiso le anime dei salvati».

Le ali sembrano suggerire un’ascesa al Cielo, cioè a Dio Padre, avvenuta dapprima per Cristo e poi per tutti noi. Questa salita avviene già da ora nel mistero della grazia.

Nelle ali, poi, si può pensare all’angelo e l’angelo richiama la presenza premurosa di Dio in ogni evento della vita. L’evangelista Luca parla di un angelo sceso a confortare Gesù mentre era angosciato nel Getsemani. Quest’angelo misterioso recava la solidarietà del Padre, un sostegno invisibile ma reale che ha accompagnato Gesù lungo l’intero corso della sua passione.

Un angelo accompagna anche noi, nei travagli più dolorosi della nostra vita.

Sculture di Novello Finotti

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I Quattro Profeti

Nell’area attorno all’altare, posti in alto sui quattro lati, vediamo dipinti quattro profeti: Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele. Sono i quattro profeti maggiori.

Perché sono stati dipinti questi personaggi? Lo si capisce leggendo le parole del cartiglio sottostante che riporta un versetto tratto dagli scritti di questi profeti.

Le parole non sono state scelte a caso ma annunciano lo stesso evento futuro: la nuova creazione, inaugurata dalla maternità verginale di Maria. Sono un preannunzio della nascita del futuro Messia e della sua azione di salvezza.

Teniamo presente che la chiesa di Sommacampagna è dedicata alla Madonna Immacolata, la Tutta Santa. Le scritte vogliono illustrare questo mistero di salvezza: è previsto un tempo di grazia che procura una nuova santità.

La profezia di Geremia

Nel cartiglio di Geremia, leggiamo: «Creavit Dominus novum super terram, femina circumdabit virum» «Il Signore ha creato una novità assoluta sulla terra: una donna circonderà un uomo» (31, 22).

La testimonianza di Geremia non è chiara ma sembra, nel senso letterale, che egli voglia annunciare il nuovo comportamento del popolo.

Il Signore vuole creare un fatto nuovo sulla terra. La donna che circonda lo sposo per risvegliarne l’attaccamento è una immagine per parlare della conversione del popolo di Dio. Fino a quel tempo i profeti insegnavano che mentre Dio era rimasto sempre uno sposo fedele, il popolo era come una sposa che lo aveva tradito. Verrà un tempo in cui anche l’umanità imparerà ad amare il Signore e a restargli fedele.

I Padri, però, leggevano un testo diverso. Usavano le traduzioni in greco della Bibbia. In quella tradotta da Aquila trovavano scritto così: «Il Signore creò una cosa nuova nella donna. Questa è stata creata per una piantagione di salvezza». Ad esempio il vescovo di Ancira, Teodato (sec V) dichiara di poter leggere questa traduzione differente che ho appena riferito [Omelie cristologiche e mariane, VI, 14].

Diventa più chiaro allora il significato del cartiglio: la nuova opera di Dio è Cristo Gesù. Da lui prenderà inizio una piantagione di alberi fruttiferi. È probabile allora che il versetto venisse interpretato così: la donna, cioè Maria, circonderà col suo amore, dentro il suo stesso corpo, l’uomo, Gesù.

Nonostante la diversità di traduzione, entrambe le versioni parlano di una nuova epoca nella storia dell’umanità: ci saranno degli uomini che, ricreati dall’opera del Signore, saranno capaci di essere fedeli a Lui.

La profezia di Ezechiele

Nel cartiglio di Ezechiele: «Porta haec causa erit», «Questa porta rimarrà chiusa» (44, 2).

Il profeta sta parlando di una porta speciale del nuovo tempio di Gerusalemme che sarebbe stato riedificato nel futuro. Dichiara che essa resterà chiusa perché da là sarà passato il Signore (cf 43, 4). Nei palazzi orientali c’erano dei luoghi riservati ai re, per i quali nessuno poteva transitare.

I Padri della chiesa, leggendo la Bibbia, non si limitavano a interpretarla nel senso letterale ma vi cercavano dei riferimenti possibili a ciò che sarebbe accaduto in seguito, soprattutto all’incarnazione di Gesù. Essi pensano allora che Maria sia come un nuovo tempio che accoglie la presenza del Signore.

Giovanni di Damasco in una predica rivolta ai fedeli esclama: «Si faccia avanti Ezechiele e mostri la porta chiusa, attraversata dal Signore senza essere aperta, come ha profeticamente annunciato; mostri il compimento delle sue parole. [O Maria] egli indicherà te: Dio che è al di sopra dell’universo entrò e prese carne in te, senza aprire la porta della verginità» (Omelie cristologiche e mariane, Sulla dormizione I, 9).

 

 

La profezia di Isaia e di Daniele

Nel cartiglio di Isaia: «Ecce Virgo concipiet et pariet filium», «Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio» (Is 6, 14)

In quello di Daniele: «Septuaginta hebdomades abbreviatae sunt», «Il compimento delle settanta settimane si è avvicinato» (Dn 9, 24).

Le ultime due profezie sono più semplici da comprendere: Isaia preannuncia la nascita di un bambino che avrà una missione messianica e nascerà da una Vergine. Daniele dichiara che il tempo previsto per l’intervento definitivo di Dio nella storia, simboleggiato da settanta settimane, si sta compiendo: «Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà…». [Ne parla tuttavia al versetto 24, non al versetto 23 come è scritto nel dipinto].

I cartigli dei profeti

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Getsemani e Cena di Emmaus

Sono due affreschi dipinti dal celebre pittore veronese Agostino Pegrassi e risalgono alla seconda metà del secolo scorso (1935).

Getsemani [clicca sull’immagine]

L’affresco presenta la preghiera di Gesù prima della sua passione. Pegrassi si ispira al testo del vangelo di Luca, dove compare la figura dell’angelo (Lc 22, 43). La rappresentazione è nitida e luminosa, priva di drammaticità, atta a ispirare una nobile devozione. Il pittore coglie il momento in cui Gesù, accogliendo il calice presentato dall’angelo, simbolo del futuro a cui và incontro, si sottopone dolcemente a compiere la sua missione voluta dal Padre.

Emmaus [clicca sull’immagine]

Siamo di fronte alla rappresentazione della cena di Gesù ad Emmaus. Con la medesima tecnica e il medesimo spirito dell’affresco precedente, Pegrassi ritrae il momento saliente del racconto quando Gesù viene riconosciuto dai due discepoli, che mostrano sorpresa e venerazione (Lc 24, 31).

 

I due affreschi, collocati nel contesto dell’altare, illustrano due momenti della Pasqua ma anche due sentimenti propri di chi partecipa all’Eucaristia: riconoscere il Signore ancora presente, ascoltare la sua parola, ricevere il suo alimento e predisporsi a vivere con serenità il proprio compito nella vita.

Getsemani ed Emmaus

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Agostino Pegrassi

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